Visualizzazione post con etichetta rispetto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rispetto. Mostra tutti i post

lunedì 3 dicembre 2012

La disabilità: diversi da chi? - Ie IIe IIIe

Sensibilizzare i ragazzi alla accettazione di sé, della propria personalità e della propria unicità non può avere che come risvolto necessario, come faccia della stessa medaglia, quella dell'accettazione dell'altro, così come è, nel suo modo di essere ragazzo/ragazza/uomo/donna: persona.

Ad aiutarci a riflettere su questo, qualche giorno fa, è stata la signora Loretta, vicepresidente dell'Associazione Culturale GruppoLogos.



Il tutto è iniziato...parlando di fatti, non di luoghi comuni: la vita difficile, ma intensa, breve ma vissuta al massimo, di Michel Petrucciani:



Loretta ci ha raccontato la storia di questo piccolo grande uomo...

...di quando da piccolo chiese il pianoforte, perché le mani erano l'unica parte che l'osteogenesi imperfetta (o malattia delle ossa di cristallo) gli lasciava indenne...
...di quando i genitori non diedero peso a questa richiesta e gli comprarono il pianoforte giocattolo...
...di quando, finalmente con uno strumento scordato, ma degno di questo nome, cominciò a suonare, rompendosi spesso, per la foga dell'esecuzione...
...di quando, durante un concerto di un famoso jazzista, il pianista si assentò e lui fu chiamato a sostituirlo...
...degli applausi scroscianti che seguirono a quel concerto...
...del nome che presto si diffuse nell'ambiente...
...dell'America a 13 anni...
...delle clavicole rotte o del coccige fratturato durante il concerto, continuando ciononostante a suonare...
...dell'amore per la musica e per le belle donne...
...e della sua fine a 36 anni, per le complicazioni di uno stupido raffreddore.

60 adolescenti ascoltano in silenzio...e spesso mi guardano con degli occhi stralunati, come a dire: "ammazza però che tipo!".

Ma la vita di Loretta, che pure non è stata sotto i riflettori, non è da meno, per tenacia e forza di volontà.
La malattia le fa visita subito, a 3 anni e da allora camminerà con lei: le ossa che fanno male, che si piegano, la vista che se ne va, la fanno crescere ben più velocemente dei suoi coetanei, ma le tolgono anche molto...Le feste di compleanno a cui lei non era invitata, perché disabile, le gita a scuola, da cui era esclusa, perché "complicata da gestire", le interrogazioni in piedi, anche se non poteva stare ferma, "perché lei era uguale agli altri"...
Ma Loretta, con caparbia e testardaggine va avanti: liceo, università, Erasmus in Francia, laurea in filosofi, associazione culturale, saggi, organizzazione incontri. E oggi incontri nelle scuole. Un curriculum che certo fa diventare piccolo piccolo chi parla di bamboccioni, choosy e cocchi di mammà.
Loretta parla con sicurezza: il tono di voce è di una donna che ha lottato diventando forte e sicura, quasi severa, con sé stessa. Racconta tutta la sua storia, della sua fatica per laurearsi, facendo prima fotocopie ingrandite, poi registrando sui nastri; delle cose che avrebbe voluto realizzare, ma anche di tante altre che ha realizzato.







Trascrivo qui qualche scambio tra i ragazzi (R) e Loretta (L), per farvi capire di che stoffa è fatta! :-)

R: Che pensi quando in strada ti guardano?
L: Mi giro, li guardo anch'io, gli dico "Cosa guardi?" e ce li faccio rimanere male! (detto con tono ironico)

R: Hai sofferto per amicizia?
L: Si, quando non mi invitavano ai compleanni. Ho avuto un'infanzia un po' sola.

R:  Ti manca una famiglia?
L: Qualche anno fa ne sentivo la mancanza, ora non più. Gli uomini nella donna disabile vedono la disabilità, non la donna. E allora sto meglio così.

R: Quali sono i tuoi desideri?
L: Ne ho tanti, riguardanti soprattutto lo studio e la filosofia.

R: Vorresti scrivere qualcosa sui disabili?
L: sinceramente no, perché in Italia ai disabili fanno sempre scrivere cose sui disabili. Però, chissà, in futuro.

Ma diverse sono anche le domande che lei rivolge ai ragazzi:

Avete anche voi amici disabili? Li invitate ai compleanni? Si? No?
E gli stranieri [bella tematica sulla quale spero di poter tornare]? Come vi comportate con loro? Chi è straniero di chi?
E che vuol dire per voi essere diverso?

Tante le riflessioni suscitate dell'incontro, tante le risposte che i ragazzi hanno dato (abbiamo dovuto dire "stop" alle domande! ), tante e profonde le corde intime toccate (come l'esclusione del ragazzo timido, dello straniero...).

Presto gli elaborati dei ragazzi ispirati a questo incontro, nella speranza di riavere con noi Loretta e di leggerli e commentarli con lei.


Grazie Loretta!
(Grazie Marisa e AssociazioneCulturale GruppoLogos)


Prof. Cristina Galizia

venerdì 27 gennaio 2012

Seme di riflessione 1: il rispetto di sé

Parlando dei disagi con i ragazzi, spesso escono frasi come: "Non hanno rispetto, non hanno rispetto né di sé e né degli altri".


Cominciamo quindi a riflettere...in positivo su alcune questioni.


Cosa vuol dire AVERE RISPETTO PER SE' E PER GLI ALTRI?


Alcuni semi di riflessione ci possono aiutare:




Scriviamo qui sparse le idee che ci son venute: RISPETTO è....
Ora una filastrocca:

Cresta rossa un giorno ha detto:

Sono un gallo di rispetto,

quel che dico è sempre legge, 

sennò poi chi vi protegge?

Ma pollastra penna bianca

dimenando forte l'anca

fece: Coccococcodè

vuoi rispetto solo te?

Tutti qui siamo animali

e contiamo tutti uguali

e se io RISPETTO te

anche tu rispetta me. 


E la lettura di Il linguaggio universale dell'amore di Pierpaolo Zizzi (contenuta in "Le Fiabe per affrontare litigi e conflitti" di Maria Calabretta)

E scriviamo ancora:

Un bel video di Bruno Bozzetto:



Proviamo a leggere anche questa storia:

Un pesce fuor d’acqua






Sal era un pesciolino alquanto anomalo, amava nuotare a pelo d’acqua, a differenza di tutti gli altri pesci della sua comunità che nuotavano ad una certa profondità. Gli abissi del mare per Sal però erano troppo bui ed egli aveva sempre cercato di raggiungere quella luce chiara che fievolmente filtrava attraverso la superficie dell’acqua. A causa di questo suo modo d’essere, il pesciolino era da tutti considerato un “diverso” e per questo isolato. Talvolta Sal correva tra le lacrime dalla sua mamma, che lo amava più di ogni altra cosa, e che era solita dirgli:

Tesoro la diversità non è un difetto ma è il secondo nome della normalità, quello che siamo soliti non usare. La regola che governa il nostro mondo si basa sul principio della promiscuità o diversità. Non esiste in natura nessuna cosa identica all’altra, anche ciò che all’apparenza sembra appartenere a un gruppo omogeneo è a sua volta composto da individui diversi gli uni dagli altri.

Prendi per esempio quel gruppetto di alghe laggiù e osservale, vedrai che seppur ti appariranno tutte identiche, prese singolarmente saranno una diversa dall’altra. Tutto in natura segue la stessa legge, pertanto che tu sia diverso non mi fa meraviglia perché siamo tutti diversi. Anche se talvolta preferiamo guardare la diversità negli occhi degli altri piuttosto che riconoscerla in noi stessi e questo solo per paura.

E’ molto più facile sentirsi parte integrante di un gruppo, perché in questo modo ci sentiamo meno fragili, e le nostre paure più profonde trovano in questa illusione un’oasi di pace.

Pertanto non te la prendere più di tanto figlio mio, coloro che ti giudicano oggi non hanno ancora osservato bene se stessi, e sono molto indietro rispetto a te sulla scala dell’evoluzione personale. Quando un dì riusciranno ad osservarsi con lo stesso senso critico che oggi usano per giudicare te, capiranno di non essere infine tanto diversi da chi giudicavano.

Nonostante le sagge parole della mamma il povero Sal si sentiva sempre più triste, forse se fosse stato un’alga invece che un pesce avrebbe sofferto molto meno di come invece soffriva. Nel suo cuore c’era una fiammella eternamente accesa, ed era quella luce che lo spingeva ad uscire da quel buio degli abissi in cui viveva, ma nessuno lo avrebbe mai potuto capire.

Un giorno particolarmente buio il giovane pesce salutò idealmente il suo mondo, al quale ormai non si sentiva più legato, e incominciò a nuotare verso quella luce che filtrava sopra il mare. Giunto a pelo d’acqua si fermò per un attimo e gli ritornarono alla mente le parole degli anziani :

Salomone ascolta, solo pochi sprovveduti hanno superato il confine tra il mondo inferiore e il mondo superiore, e chi lo ha fatto non è più tornato a raccontarlo!

Ma Sal era disperato e senza pensarci su due volte saltò fuori dall’acqua, trovandosi a volare leggero nell’aria limpida e luminosa del giorno. Pochi istanti di quella visione di luce e cielo gli diedero un’energia mai provata prima, si sentì immerso completamente nell’amore. Nel ricadere in mare con gli occhi colmi di lacrime di gioia, Sal decise di raccontare agli anziani cosa aveva visto, e con entusiasmo descrisse tutte le bellezze che aveva potuto osservare, raccontò che al di sopra del mare c’era un altro mondo pieno di luce e aria respirabile, e che bastava solo crederci per rompere il sottile velo che divideva i due mondi. Gli anziani lo ascoltarono e poi decretarono che il giovane pesce era impazzito completamente, nessuno era mai tornato da lì per poterlo raccontare e poi dissero, ma giusto per accontentarlo:

Portaci un segno e ti crederemo!

Sal si sentì ancora più solo, in effetti si era sempre sentito come un pesce fuor d’acqua anche nel suo mondo, e ora che lo era davvero nessuno gli credeva. Risalì di nuovo sopra il livello del mare, voleva portare agli abitanti degli abissi un segno tangibile della sua scoperta. Emerse con la testa dal mare e rivide quel meraviglioso panorama, un cielo immenso e luminoso tagliato di tanto in tanto dal volo di coloratissimi uccelli, e un sole splendente. La bellezza di quel luogo lo incantava ma non vi era nulla che potesse portare via, ciò che aveva trovato lì era l’armonia dell’anima. Mentre era preso e compreso dai suoi pensieri un uccello dalle larghe ali gli venne incontro chiedendogli perché fosse tanto triste, e il giovane pesce gli raccontò il suo dilemma. L’uccello sorrise dicendogli:

Se ho ben capito devi portare lì giù da Voi un segno dell’esistenza di questo mondo, altrimenti non ti crederanno mai. Ebbene non è poi tanto difficile, ci penserò io!

Il variopinto uccello si allontanò qualche minuto e poi tornò portando nel becco un ramoscello che consegnò a Sal dicendo:

Questo frutto cresce solo in questo luogo, nessuno potrà mai obiettarti la sua origine, perché loro sanno che il ramo che porti nasce da un grande albero.

Sal sorrise felice e chiese all’uccello di che frutto si trattasse e l’uccello:

Il ramoscello che ti ho dato è di un albero di ulivo simbolo di pace, e di questa pace tu sarai messo. Va’ dagli anziani, loro sapranno riconoscerne il valore.

Il giovane pesce scese negli abissi portando con sé il ramoscello d’ulivo e lo consegnò agli anziani i quali, così come aveva detto l’uccello, non poterono più dubitare della sua buona fede. Sal non si sentì mai più come un pesce fuor d’acqua, e neanche la sua comunità lo considerò più tale e da quel giorno nessuno più usò la parola “diverso”, che venne abbandonata in luogo del suo secondo nome “normale”.
Riflessioni:

Una videopoesia...per riflettere ancora: I bambini imparano ciò che vedono (di un anonimo scrittore; qui il testo)


  .

Per chiudere, un pensiero di Kahlil Gibran
Essere amico
è imparare a vedere il buono e il bello 
che possiede ogni essere
e ammirare.
Essere amico è chiedere e dare il perdono
e dimenticare.
Essere amico è ringraziare sempre 
e rendere felice. Essere amico è rimanere al fianco di chi non spera più nulla
e amare. 


------

A voi adesso la parola, segnalando materiali che ci parlino (nel profondo) di RISPETTO DI SE E DELL'ALTRO.