sabato 14 aprile 2012

Adolescenza nel mondo: quando essere adolescenti viene negato -IIIA

Accanto alle forme di disagio adolescenziale, in IIIA abbiamo cominciato a riflettere anche sulle adolescenze...a cui il disagio viene provocato da guerre, abusi e soprusi di ogni genere.

Abbiamo preso spunto da articoli di giornale, riportati sul nostro testo di Antologia, uno dei quali parlava di Rose, una ragazza preadolescente dell'Uganda che, all'arrivo della giornalista incaricata di narrare la situazione di quel paese in fiamme, corre a rifugiarsi tra le vesti della madre e a fissare il vuoto....

I ragazzi hanno fatto loro la storia di Rose: chi le ha scritto una lettera, chi si è immedesimato in lei, chi ha narrato i suoi sentimenti...

A voi i testi...di un'adolescenza tradita.
---------------------------------------


La piccola Rose: 


una bambina a cui hanno sottratto l’infanzia. 

Il domani come sarebbe stato? Avrebbe forse fatto la fine di sua madre, costretta sposa a 13 anni di un guerriero? Di certo non avrebbe vissuto la sua infanzia. Che cosa aveva fatto di male per meritarsi tutto questo? Quali erano le sue colpe? Perché non poteva giocare spensierata come tanti altri bambini? Non poteva, ormai era troppo tardi.

Che felicità provò quando lei e sua madre tentarono di scappare dall’Inferno più crudele e privo di alcuna pietà! La Libertà le giudò verso l’orizzonte! Erano scaldate dal sole dell’avvenire!

Non avevano dovuto farlo. Ma cosa potevano fare? Era l’unica possibilità per salvarsi! Già aveva perso il padre durante uno scontro con l’esercito, non poteva sopportare questa vita atroce, intrisa di apatia, disprezzo ed efferatezza verso l’uomo. Non sono tutti uguali. È per questo motivo che devono emarginarli dalla società? Che devono annientarli senza pietà? Che devono sottrargli il futuro, la libertà di essere semplicemente DIVERSI?

A queste domande nessuno sa rispondere con esattezza. L’unica ragione per cui le presero era per la semplice scusa di allargare l’esercito, di aver bisogno di manodopera. Ma perché presero proprio loro? Normali esseri umani a cui Dio regalò la vita, un dono che nessuno al mondo potrebbe mai farlo. Perché disprezzavano così la loro vita? La vita è inalienabile e sacra. Nessuno ha il diritto di toccarla, né tanto meno di sfiorarla con un solo dito.

I bambini ,soprattutto, erano le persone che venivano rapite e trasportati come animali lontano dalla loro case, in paesi sconosciuti dove erano costretti a lavorare per i loro padroni, definiti i così detti <<schiavi sessuali>>. Cosa hanno di così tanto diverso i bambini dagli adulti? Sicuramente un’età differente, una mentalità diversa, ma erano pur sempre essere umani.

Esseri umani che volevano semplicemente riacquistare la loro libertà, ritornare ad essere bambini. Questo era l’unico pensiero che riecheggiava nella loro mente. Erano esasperati, volevano ritrovare le loro madri, abbracciarle. Non potevano certo affrontare faccia a faccia quegli uomini! E se l’avessero fatto? Cosa gli avrebbero riservato in serbo? L’unica cosa da fare era agire in silenzio. E se li avessero scoperti? Sarebbe mai ritornata a casa? Avrebbe mai potuto riabbracciare i suoi fratellini? Avrebbe mai sperato in un futuro? Una domanda a cui nessuno sa rispondere. 


Testa Costanza IIIA 
----------------------------------------

“Aveva paura. Era sola ormai, era senza la volontà di scappare; costretta a restare dentro quella capanna in una solitudine che non si sarebbe mai aspettata. Perché togliere a lei la felicità? Era diventata la donna forte, lontana da tutti. Ma ricordava perfettamente di non essere mai stata una bambina come tutte le altre. Era stata un soldato, da sempre, ed aveva combattuto per qualcosa che non sapeva nemmeno. Era stata costretta ad ammazzare i suoi simili ed aveva provato ad essere libera: era scappata via come il vento più impetuoso. Che cosa aveva fatto di male per meritarsi tutto questo inferno? Eppure aveva sempre tenuto duro davanti alle sue paure. Non voleva fare la fine di sua madre, costretta a sposarsi a 13 anni con un guerrigliero di cui nemmeno conosceva il nome. Aveva ancora tutta una vita davanti, e lei la voleva piena di quella spensieratezza che fin lì non aveva mai potuto avere. 
I suoi occhi erano caduti dove non dovevano nemmeno sbilanciarsi un po’.
 Che cosa le riservava il futuro tanto atteso? 
Certo, la paura di poter riaffrontare scene simili, c’era. C’era il pianto del ricordo di un giorno troppo duro, ma la cosa che soprattutto c’era era la voglia di avere almeno per poco quella felicità che i bambini hanno, quel sorriso che viene spontaneo e riempie il viso. Amava guardare i bambini giocare, era il rimedio a tanto dolore, che più le piaceva. Si nascondeva dietro un muro un cespuglio e sbirciava quei giochi  ed a occhi chiusi immaginava di poter essere li, di poter scalciare, di poter dare libero arbitrio alle sue gambe alle sue braccia , alzare la polvere a tal punto da sporcarsi e non dar peso a cio’. In tutta la sua breve vita non era mai andata a letto con la voglia del risveglio, la notte era l’unico momento di tranquillita’ pero’,solo quando non sognava, perchè spesso anche i sogni ma piu’ che sogni “incubi” erano un continuo della dura giornata, per fortuna quando il sonno era dei piu’ tranquilli riusciva a liberarsi da tanta sofferenza fatica, si risvegliava piu’leggera contenta e di nuovo carica. Purtroppo il tutto aveva una breve durata.”
Cecilia Bernardini 
---------------

Il sorriso di un bambino non esiste se viene vietato il suo futuro.
La felicità di un bambino non esiste se viene strappata dal suo cuore.
Il gioco di un bambino non esiste se viene tolto dalle sue mani.

A dircelo, la storia di Rose, bambina, giovane donna ugandese.

Il futuro di Rose sarebbe stato forse essere sposa a 13 anni, oppure continuare con la sofferenza? Una cosa era chiara: la sua infanzia non era mai esistita, non aveva mai avuto un inizio. 
Non aveva fatto niente per meritarsi tutto questo. Era una bambina come tante altre, eppure era considerata diversa. Le sue colpe, forse, erano di essere una ragazza, o magari di essere nata?
Il suo lavoro, ormai, era quello di rubare cibo e animali e quello di rapire altri bambini o bambine della sua stessa età. 
L’adolescenza non esiste senza giochi, senza amici, senza amore dei genitori.
Aveva provato a fuggire molte volte, ma è stata subito ripresa dalla LRA , Lord’s Resistance Army, ovvero l' Esercito di Resistenza del Signore. Non c'era più una via di uscita. Era costretta a vivere, non da adolescente, non da ragazza, ma da schiava. Ogni volta che fuggiva veniva punita con 350 colpi di canna sulla schiena. L’ultima volta che aveva ritentato di fuggire, per punizione, avevano ucciso la madre. E perdere la madre, forse, era stato più doloroso che ricevere 350 colpi sulla schiena.
Un giorno, però, si aprirono le porte della libertà. Dovevano andarsene da quel paese. Dovevano cercare un posto più sicuro, più protettivo, sia per lei che per i suoi piccoli familiari. 
Riuscì a fuggire per sempre, ad essere libera per sempre, trovando un riparo presso i Medici Senza frontiere. 
Rose oggi è libera per sempre, ma ha anche brutti ricordi per sempre.

Intanto noi occidentali, cosa facciamo? Lasceremo che tutto questo continui e noi staremo in silenzio per il resto della vita? 
Il silenzio è complice, sempre. Per questo, ho messo nero su bianco la storia di Rose.
Aiutare questi bambini non è un diritto, ma un dovere. Se in questo mondo non esistono i bambini, non esiste nulla. 


Ilaria Tolomei 

------------------



Cara Rosa,

Ti vorrei esprimere quanto mi fa rabbia il razzismo degli altri ragazzi nei tuoi confronti: sono persone ignoranti che maltrattano tutti quelli che hanno differente colore, cultura e sesso.

Rosa non ti devi preoccupare di loro, non se la prendono solo con te, ma anche con gli altri.

Anche a me danno sempre fastidio, mi maltrattano: sono solo dei bulli e degli ignoranti, non sanno cos'è la vita, si credono potenti e non capiscono cosa hai provato...Non sanno che ti hanno adottata e che hai dovuto scoprire che i tuoi veri genitori ti hanno abbandonata, non sanno neanche quali difficoltà hai sopportato...Sanno solo prenderti in giro per il tuo colore scuro di pelle. Ma non li sentire, che sei bellissima con il tuo colore cioccolato e soprattutto i tuoi meravigliosi occhi verde smeraldo, verde speranza e verde luminoso. Non posso fare a meno ad ammirarti, sei una ragazza bellissima! Non ti dovrebbero maltrattare così, ma tu non farci caso a loro: sono degli stupidi. 
Tu sei l'unica persona che abbia mai amato nella mia vita: non capisco perchè i tuoi veri genitori ti abbiano abbandonata.
Io non ti lascerò mai, scalerò mari e monti per te, se una persona ti torcesse un capello io non so cosa farei per te! 
Mi sono innamorato di te da quando ti ho visto la prima volta: da subito mi sono piaciuti i tuoi occhi verdi profondi, in cui immergevo i miei pensieri. Ogni volta, quando ero a casa, pensavo a te e non vedevo l'ora di uscire e vederti. Da quando ci siamo abbracciati a casa tua, non riesco a levarmi il tuo profumo dai vestiti e non so spiegare il mio amore per te.
Solo questo ti voglio dire, senza tanti giri di parole, senza vergogna, senza timidezza...io ti voglio bene.
Dal tuo innamorato Gabriele <3


Brikena Komini
-----------------


Donna..."promessa"



Quale sarebbe stato il suo futuro?  Avrebbe forse fatto la fine di sua madre, costretta sposa a 13 anni di un guerrigliero? Di certo non avrebbe vissuto la sua infanzia. Che cosa aveva fatto di male per meritarsi tutto questo? Quali erano le sue colpe? Perché non poteva giocare spensierata come tanti altri bambini? Non sarebbe migliore cercare di essere ciò che è, invece di provare a far la donna già cresciuta? Ormai non aveva più una chance di essere felice. La sua, era un’altra vita buttata al vento, un’altra vita da dimenticare, un’altra vita già dimenticata da tutto e tutti. E forse sarebbe finita nelle mani di qualcuno che, infondo, la giudicava come un oggetto e non come una vera persona, di cui considerare le paure, le gioie e i sentimenti. Sarebbe stata un’altra di quelle storie finite male, un’altra di quelle storie senza lieto fine, la sua. Avrebbe sposato un uomo che aveva 30 anni in più di lei, sarebbe stata la sua serva, non avrebbe più avuto via di fuga. Avrebbe fatto tutto ciò che gli veniva chiesto. Avrebbe ubbidito al suo nuovo “padrone”. Si sarebbe ritrova a badare a dei bambini a 15 anni. Sarebbe stata abbandonata e ripudiata, non appena avesse svolto tutti i suoi compiti. Non avrebbe più avuto una dignità. Sarebbe stata segnata a vita. Avrebbe portato questo peso nel cuore per la vita. Non avrebbe mai abbandonato i ricordi delle violenze che avrebbe subito da lì a poco. Il ricordo di quell’oceano di dolore che si vedeva davanti, di cui non vedeva ancora la fine. Lo vedeva davanti a se. Immenso. Senza fine. Ma aveva solo 13 anni! Non poteva portare sulle spalle un peso simile. Magari sarebbe anche stata arruolata in un esercito, con un pugnale in mano e un armatura pesantissima, fisicamente e psicologicamente. Poteva riuscire a rialzarsi dopo esser caduta? Poteva riuscire a sopportare il peso dell’anima e della coscienza? Poteva riuscire ad essere di nuovo felice e spensierata come tutte le persone del mondo? Si sentiva in colpa. Si sentiva in colpa per non essere riuscita a vivere la sua vita. Si sentiva in colpa per non essere riuscita a condurre una vita diversa da quella di sua madre. Si sentiva in colpa perché non era stata in grado di fuggire da un destino così crudele. Ma perché proprio lei? Non era forse una ragazza normale? Non era forse come tutte le altre?  Non aveva forse il diritto di svagarsi, annoiarsi e vivere? No. Non avrebbe mai avuto una vita dignitosa. Non avrebbe mai avuto una vita normale, come quella di chiunque altro. Non avrebbe mai avuto la vita che gli era stata assegnata.
Quest’infanzia bruciata. Quest’adolescenza bruciata. L’avrebbe portata nella sua mente per tutta la vita. Avrebbe dimenticato come sorridere, come ridere di gusto, come amare la vita e la libertà. Sarebbe finita in un vortice di disperazione da cui non sarebbe mai riuscita ad uscire. Ed è così che sarebbe finita la sua vita. Sperata e voluta, anche per lei sarebbe arrivata la morte.

 Elisa Carrarini


----------------------------------

Quale sarebbe stato il suo futuro?


Quale sarebbe stato il suo futuro? Avrebbe forse fatto la fine di sua madre, costretta sposa a 13 anni di un guerrigliero? Oppure avrebbe dovuto arruolarsi nell’esercito insieme ad altri bambini della sua stessa età? Di certo non avrebbe vissuto la sua infanzia! Ma perché? Cosa aveva fatto di male per meritarsi questo? Quali erano le sue colpe? Quella di essere nata in quel paese e non dall’altra parte del mondo? Perché non poteva giocare come tutti i bambini? Perché doveva essere costretta a NON giocare, a NON essere una bambina, a NON avere i suoi diritti, a NON poter vivere spensierata, a NON avere la possibilità di aver un’istruzione?
Ogni giorno si faceva queste domande, ogni giorno sperava che la vita che stesse vivendo fosse solamente un sogno, un incubo da cui potersi svegliare, eppure pensava alla vita, alla vita di sua madre e alla vita di tutte le donne di tutti i paesi: perché solamente loro che avevano la sfortuna di essere capitate nella parte sbagliata del mondo, non dovevano avere diritti? Perché le donne? Gli uomini e le donne sono esseri viventi, non sono schiavi né tanto meno oggetti. E perché i bambini dovevano far parte dell’esercito? Dovevano morire per combattere? Perché le bambine dovevano essere date in sposa a uomini che potevano essergli padri? Perché dovevano maltrattarle? Perché? Chi ha potuto pensare di fare delle simili leggi? Perché gli altri paesi non intervengono, non li aiutano?
Aveva paura. Aveva paura del suo futuro: può una bambina aver paura del suo futuro? Non poteva sognare di vivere una vita migliore di questa, non poteva sognare di evadere dalla realtà, non poteva!!! Era una bambina, una donna, una femmina. Questa era la sua disgrazia! Ma perché una bambina deve vivere con il rancore di essere nata donna? Perché nessuno si rende conto di come vengono utilizzate, chiamate? Perché nessuna donna non riesce a mettersi nei loro panni? La verità di questi bambini e di queste bambine la sanno in tutto il mondo, ma nessuno si fa avanti, perché? Cosa li ferma? Tutti i bambini hanno diritto ad avere un’istruzione, perché loro no? Cos’hanno di diverso dagli altri bambini del mondo? Il colore della pelle?

CONVENZIONE INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DELL’INFANZIA approvata da un’assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989.

Gli Stati parti della presente Convenzione:
  
Considerato che, in conformità ai principi proclamati nello Statuto delle Nazioni Unite, il riconoscimento della dignità 
inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della 
libertà, della giustizia e della pace del mondo. 

Flavia Mercuri

Testi riflessivi sulla droga

A voi i ragazzi di IIIA, nei panni di giornalisti!


Qui la raccolta dei testi: sotto i testi, pubblicati mano a mano che i ragazzi li hanno scritti.


-------------------------


Droghe e alcol: conosciamoli più da vicino

Droghe e alcol, come sappiamo, sono i cosi detti “nemici dell’adolescenza e degli adolescenti"; infatti, secondo diversi studi, causano danni irreversibili al cervello, interferendo ,in particolar modo, sui neuro-trasmettitori cioè quelle sostanze che permettono alle nostre cellule celebrali di funzionare correttamente, compromettendone, appunto, il suo regolare funzionamento. L’uso di queste sostanze portano danni a livello psichico e accelera la comparsa di malattie terribili, come l’ictus, gli aneurismi e molti altri.
L’uso di cocaina, ad esempio, modifica la corteccia prefrontale tanto da provocare crisi psicotiche come la schizofrenia paranoica; mentre le droghe “leggere” come la Cannabis, interrompono le connessioni neuronali, alterando ,gravemente, la sfera emozionale.
L’abuso di droghe può provocare, nel cervello, danni simili all’ Alzheimer. I neuro-chirurgici che operano giovani pazienti che fanno uso di droghe, trovano solchi nel cervello, come quelli che ci sono nel cervello degli anziani, cellule bruciate.
L’alcol colpisce, come le droghe, diverse parti del cervello come la corteccia orbito-frontale, l’amigdala e l’ippocampo, aree della memoria e delle funzioni cognitive. In Italia, si inizia a bere alcol dagli undici anni causando la dipendenza. In Veneto, oltre 300 adolescenti all’anno, vanno in coma. In poche parole, l’uso di alcol e droga negli adolescenti è, purtroppo, in crescente aumento. Oltre ad esserci danni diretti per esempio malattie cardiovascolari e al danneggiamento dei vasi sanguigni determinando l’aumento di ictus,
droghe e alcol, causano anche danni indiretti che sono quelli dell’apprendimento e della memorizzazione, provocando l’incapacità di reazioni a stimoli esterni e l’incapacità del regolare i nostri comportamenti, quindi questi elementi, modificano la personalità della persona, bruciano importanti aree celebrali come le aree che attivano il piacere (fame, la riproduzione, il sonno, la veglia…) e le aree che regolano il modo di agire a situazioni eterne quindi, il ragazzo, si trova in situazioni di squilibrio tra funzioni che lo spingono al piacere e funzioni che dovrebbero contenere queste pulsioni.
Anche se, queste aree del piacere, potrebbero essere stimolate in altro modo: un esempio è lo sport o la musica, che possono creare interesse al ragazzo evitando di “dirottarlo” verso strade sbagliate.
In questo caso, è necessario l’intervento della famiglia, della società e della scuola; è necessario, anche, sapere quando i giovani cominciano ad assumere droga e alcol attraverso test; questo metodo è molto efficace, perché questi meccanismi di prevenzione possono essere, facilmente, messi in atto.

Costanza Testa

----------------------

In questi tempi, la droga è un problema molto frequente, specialmente fra gli adolescenti. Per questi ragazzi la droga è considerata come “la salvezza” in momenti difficili della vita, un modo per sfuggire dal mondo e da tutte le preoccupazioni. E, per queste e altre ragioni i giovani iniziano a drogarsi.
Ma è veramente cosi? La droga dà la salvezza che le persone cercano? Aiuta a risolvere i problemi della vita?

Sicuramente no, perché le sostanze stupefacenti non risolvono i problemi, anzi, li creano portandone non solo a se stesso, ma anche alla famiglia.

Molte persone pensano il contrario perché forse all’inizio, la droga porta fuori dal mondo, non sapendo, però, che questo effetto dura all’incirca mezz’ora. Dopo quell'attimo di sballo artificiale, la persona passa da una massima euforia ad un momento di totale angoscia e depressione: ed è qui che per poter stare di nuovo bene se ne assume ancora. E' un circolo vizioso: facendo così, non solo non si risolve alcun problema, non solo se ne creano altri, ma si corre anche il rischio di morte.

Ogni volta che si assume la droga, infatti, il corpo, la volta successiva ne chiede sempre di più. Questo provoca dipendenza dalla quale è difficile uscire e si può arrivare solo ad un compromesso: farsi aiutare da persone competenti. Se si riesce a capirlo in tempo forse c’è una qualche speranza di salvezza, altrimenti si arriva inevitabilmente a perdere ogni tipo di contatto con il mondo. Anche le persone che all’inizio provano di tutto e “subiscono”ogni atteggiamento del tossicodipendente, arrivano poi al punto di rinunciare. E’ così che si arriva, spesso, purtroppo alla morte, devastati da queste sostanze.

In conclusione si può affermare con assoluta certezza che la vita è bella e troppo breve per sprecarla rovinandosela.

Daniele Giustiniani
------------------------


Oggi, droghe e alcool fanno parte della vita quotidiana, soprattutto nei giovani. 
Secondo molti studi, il cervello subisce molti danni a seguito dell'abuso di droghe e alcool, in particolare sui neutro-trasmettitori, sostanze che permettono alle cellule celebrali di funzionare correttamente. 

La droga inizialmente causa un effetto di benessere, ma solo per i primi 10 minuti, trascorsi i quali si ritorna allo stato di prima, se non peggio. 
Non lo sballo, ma ben altri sono gli effetti della droga: alcool e droghe portano danni a livello psichico e accelera la comparsa di malattie terribili, come l’ictus, gli aneurismi e molti altri. La cocaina, droga diffusissima oggi, per la facilità di assunzione, modifica la corteccia prefrontale, da provocare così schizofrenia paranoica, mentre le così dette droghe "leggere" come la Cannabis, interrompono connessioni neurali, alterando la sfera emozionale. L'utilizzo di droghe può provocare danni simili all'Alzheimer. I neuro- chirurgici che operano gli adolescenti, i quali fanno uso di droghe trovano cellule bruciate. L'alcool, come la droga, colpisce alcune zone del cervello, ad esempio la corteccia orbito-frontale, l'amigdala e l'ippocampo. In Italia, si inizia a bere alcool dagli undici anni, così da provocare indipendenza. L'utilizzo di alcool e droghe sta aumentando sempre di più nei giovani. Queste sostanze, oltre a provocare malattie cardiovascolari e il danneggiamento dei vasi sanguigni, provocano anche ictus, difficile apprendimento e memorizzazione. Droghe e alcool bruciano importanti aree celebrali, come ad esempio aree che determinano il piacere (fame, sonno...) e aree che regolano il modo di agire. 

Cosa potrebbe spingere i ragazzi a bere o a drogarsi?Ma perché molti di loro si drogano? Difficile dare una risposta univoca: tuttavia, spesso per il semplice fatto di essere depresse, o nel caso dei giovani, per mostrarsi più grandi, o inìfine per problemi familiari. E così molti di loro non si accettano più per quello che sono e decidono di risolvere i loro problemi drogandosi e bevendo. 
In questo mondo dove tutti vanno di fretta, bisognerebbe parlare con i ragazzi, cercare di aiutarli nei loro problemi e non abbandonarli all'alcool e alle droghe

Ilaria Tolomei

---------------------


La Droga

La droga cos' è? Cosa siamo noi? Noi siamo schiavi della società, siamo schiavi di un mondo che non ci accetta e la droga forse è solo la strada del paradiso, in un paradiso dove tutti veniamo accettati, dove siamo in simbiosi col mondo e con la nostra mente... La droga ha avuto un grande impatto nei anni 60/70 con l'importazione della cocaina dalla Colombia in America. In quegli anni tutti si facevano, anche i più famosi, la musica ormai parlava solo di "sesso, droga e rock'n'roll". I cantanti assumevano gli acidi cioè LSD, marijuana, cocaina e così via...La usavano per le loro creazioni, per le loro poesie, per poi cantarle sul palco. Loro usavano la droga per entrare in unaltro mondo, per toccare i confini della realtà, per essere felici. Possiamo citare Jim Morrison, il "Re Lucertola"colui che venerava la morte e gli acidi: per lui erano come caramelle... si faceva per avere ispirazione, per sballarsi oppure per non essere solo. Ricordiamoci anche di Janis Joplin la grande donna con la voce potente, lei si drogava perchè si sentiva sola,perchè non aveva amore...
Ora potremmo continuare a citare tante rock star, ma arriviamo al dunque: tutti questi personaggi sono morti tutti quanti per overdose a 27 anni. La droga non era loro amica come pensavano, ma come diceva J.Morrison "la droga è il biglietto per il divertimento, ma il costo è la vita" perciò la droga era un istante, un attimo che toglieva anni di vita. Passati questi anni di grande rock arriviamo nei anni 90, che la musica principale era il Rap, la musica della strada, che denunciava la vera vita, che parlava di soldi, donne, corruzione e droga. I grandi rapper nelle loro canzoni parlavano della loro vita e quant' è stata difficile la strada per cambiare direzione. Prendiamo ad esempio Eminem, ragazzo cresciuto nei ghetti di Detroit da madre eroinomane e senza padre, perciò si può ben capire che direzione prese la sua vita anzi si può capire anche dal suo naso consumato dalla cocaina. Lui è riuscito a salvarsi ma ora potremmo anche dire che conduce una vita normale?
Ho voluto ripercorrere un pò la storia della droga o forse della musica, ma solo per dirvi che le persone di allora e di oggi hanno i loro problemi. I ragazzi di adesso spesso a 11 anni iniziano con la loro prima sigaretta per farsi vedere grandi magari, a 14 anni il primo tiro di marijuana per poi finire per distrugersi da soli con tutte le droghe che ci sono in giro: oggi basta solo entrare in una discoteca per avere una pasticca di exstasy. Anche solo le sigarette possono distruggere una persona,bloccano i polmoni con il catrame, la nostra pelle invecchia prima del tempo, anche una piccola corsa ci può portare KO!! 
Sappiate che la droga non morirà mai se noi non la ripudiamo perchè quelli che ci rimettono siamo solo noi, come diceva Jim Morrison "Eravamo in due, io e la droga, io sono morto, lei vive ancora".
Brikena Komini
------------------
Oggi come oggi, purtroppo la droga è un problema comune a molti giovani.
Si sente spesso parlare in televisione di questo male frequente a cui i ragazzi non riescono a sfuggire…Serate in discoteca spesso finite in tragedia per colpa dell’alcool o della droga. 

La causa è forse che nell’era in cui si vive, dove tutto è permesso, la noia a volte prende il sopravvento e pur di uscire da ogni regola,gli adolescenti cercano svago nel proibito.

Iniziano a drogarsi insieme agli “amici” pensando di avere degli amici: ma non è così! Perché un vero amico non consiglierebbe mai di fare uso di stupefacenti,che altro non portano se non alla morte. La tossicodipendenza è una cosa seria, da cui non è facile uscire. Una volta entrati in questo giro, la vita va a rotoli in tutti i sensi. Problemi in famiglia, le persone che prima si avevano vicino si allontanano. Ed è qui che viene fuori il vero carattere di colui che inizialmente debole,deve farsi coraggio e trovare la forza e la voglia di farsi aiutare da persone competenti, medici che lavorano nelle comunità di recupero.

E’ solo così, con un lunghissimo periodo di tempo che si può guarire da questa “malattia”.
Non è però così scontato che, anche iniziando a curare la tossicodipendenza, si guarisca, altrimenti sarebbe un male debellato. Nonostante la grandissima informazione che c’è oggi su queste sostanze, sui loro effetti collaterali, purtroppo molte persone continuano a farne uso.

Non c’è distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, sono comunque droghe che danneggiano in modo permanente e devastante ogni uomo,ed è per questo motivo che bisognerebbe non farne mai uso nella vita.

E’ molto importante saper scegliere le amicizie e avere alle spalle una famiglia solida. Ma non è sempre così,perché a volte il detto “l’abito non fa il monaco” è vero. Si sente spesso: "Ma davvero! Era figlio di bravissime persone!"

Quindi per concludere, si può dire che bisogna solo essere se stessi e non cadere in nessuna tentazione,perché si deve credere nel futuro e sperare sempre che sia migliore!

Daniele Giustiniani
-------------------



La droga … un nome come tanti … o forse no! La droga è una delle sostanze più dannose che possano esistere … è una sostanza che rovina la vita di molti ragazzi. Ragazzi che avrebbero potuto studiare, lavorare, fare sport. Invece si ritrovano a vent’anni senza un appiglio a cui aggrapparsi … senza un futuro, ma un vuoto che riescono a colmare solo facendo uso di sostanze stupefacenti!

Ma siamo sicuri che drogandosi i problemi scompaiano? 

No!  Facendo uso di queste sostanze i problemi crescono,  si moltiplicano,  diventano barriere invalicabili! I problemi, che a volte possono apparire insuperabili, possono essere risolti … questo risulterebbe più facile sapendo di aver vicino qualcuno su cui fare affidamento! Il bisogno di droga … è come un campanello d’allarme, perché se si arriva a volerla provare per un po’ di sollievo, di respiro,di benessere pur se per poco tempo, significa che la ragione che provoca malessere sta diventando sempre più pesante, a tal punto di non poterla più sopportare. E’ proprio a quel punto, proprio quando si sta per toccare il fondo, che bisogna prendere in mano la situazione e con molta forza di volontà, risolvere ciò che più turba..! Fare uso di droghe non risolve la difficoltà, ma  riesce solo ad accantonarlo per un po’ di tempo. Dopodiché il problema  si ripresenta, forse anche più grande di prima! 

I soggetti più sensibili a questo tipo di sostanze sono naturalmente i giovani, che durante l’adolescenza sono soggetti a ansie che ai loro occhi appaiono insuperabili, ma solo parlandone e confrontandosi con qualcuno si accorgerebbero che il momento in cui si trovano non è così drammatica. I giovani, però tendono sempre di più a chiudersi in se stessi e la droga diventa l’unico spiraglio di luce! invece non è così! In quel momento,  non pensano che, una volta finito l’effetto di quella sostanza “paradisiaca” , le loro ansie e le loro paure si ripresenteranno. Pensano solo a trovare un alleviamento a quel tormento interiore che li logora . Dopo la prima volta che si è provata questa sensazione di benessere assoluto e di conforto, si ha naturalmente voglia di provare di nuovo quella sensazione, che anche se per poco, riesce a far dimenticare tutte le preoccupazioni! Ed è proprio qui che si comincia ad entrare nel circolo vizioso della dipendenza! Una volta essere diventati schiavi della droga, è molto difficile riuscire a liberarsene. La prima volta che si fa uso di queste droghe, si è sicuramente in uno stato di assoluto piacere, ma già dalla seconda volta il benessere che si prova diventa minore, fino a non soddisfare più l’esigenza di evadere dalla realtà. Una volta finito l’effetto di questa sostanza si cade in una profonda depressione che, agli occhi di quella persona,niente e nessuno può combattere, se non la droga! Questo ciclo diventa una schiavitù che obbliga al loro uso continuativo. Ormai queste persone convivono con la droga, per loro è come un punto d’appoggio, su cui possono fare affidamento ogni volta che ne hanno bisogno! Nei casi in cui, con grande fatica, si riesce a disintossicarsi, il compito più difficile da superare è quello di non ricadere in tentazione! Nei casi in cui, invece, non si riesce ad uscire dall’incubo della tossicodipendenza ci possono essere delle situazioni  estreme in cui il tormento interiore diventa ingestibile, al punto tale da ricorrere a gesti estremi come il suicidio.

Negli anni Sessanta, con l'esplodere della contestazione giovanile e la nascita di movimenti come quello hippy, l'uso della droga si è diffuso a macchia d'olio tra i giovani, diventando fenomeno di massa. È nata così una nuova cultura, o meglio una controcultura. L'assunzione avviene di solito in gruppo, con la partecipazione di tutti i componenti che vivono distaccati dalla società e dalle sue istituzioni, avendo come comune denominatore l'uso della droga. Si riuniscono e si concentrano in particolari aree, che prendono il nome di territorio della droga .In questi casi, ci si droga per farsi notare, o per ribellarsi. Questo accade nei gruppi di amici, in cui magari si vogliono fare nuove esperienze che possono sembrare apparentemente divertenti, ma che a volte riservano delle tragiche “sorprese”! Davanti ad una tentazione così forte, è difficile rifiutare, perché ci si trova davanti a due opzioni: essere considerati vili o essere considerati  dei “grandi”. Molto spesso i giovani preferiscono salvaguardare la reputazione di leader piuttosto che fare scelte sane e responsabili. Nei momenti di puro sballo non riescono a capire cosa è giusto e cosa è sbagliato , pensano a divertirsi, imbattendosi, inconsapevolmente, in un vortice da cui non usciranno illesi (se ne usciranno)!

Purtroppo il problema della droga nel nostro paese è ancora molto diffuso. Sarà forse perché i giovani hanno poco spazio per condividere ansie, insicurezze e paure?  Sarà perché si ricorre troppo spesso a soluzioni drastiche? O forse perché le angosce vincono sulla ragione?

Marta Trinchieri
---------------------



La droga è una sostanza stupefacente utilizzata, in gran parte, dagli adolescenti. Essa è divisa in due grandi gruppi: le droghe leggere e le droghe pesanti che, a loro volta, si dividono in droghe naturale e sintetiche. 
Le persone fanno uso di droga per essere popolari, per sballarsi, per entrare a far parte di un gruppo e per dimenticarsi dei propri problemi. La maggior parte dei cosiddetti “drogati” hanno iniziato con un semplice “spinello”, pur essendo coscienti che lo sballo, l’euforia che si prova la prima volta non lo si prova più. E proprio per questo motivo che sono andati alla ricerca di una sostanza più forte che, in pochi istanti consuma voglie e sogni. In alcuni casi, infatti, non esisterà una seconda volta. Da un utilizzo mensile, si arriva ad un utilizzo quotidiano: la mattina, ci si sveglia pensando ai soldi da trovare per comprarla e la sera si va a dormire con lo stesso, identico pensiero, non riuscendo a farne a meno e diventandone dipendenti.
Trovo stupido andare a rifugiarsi nella droga, perché, una volta finito l’effetto, si ritorna alla normalità, di conseguenza alla noia e alla depressione di prima. Da una semplice “canna”, si può passare, tranquillamente, a droghe pesanti: capaci di "farti sentire un Dio", queste droghe sono capaci di dare massima esaltazione per un quarto d’ora per poi far cadere nella depressione e nell’angoscia più totale, creando degli sbalzi d’umore alluncinanti. 
Anche se si fosse la persona con più problemi al mondo non si deve fare uso di sostanze stupefacenti, perché, oltre ai problemi che si hanno, se ne creano altri. Studi scientifici dimostrano che perfino l’utilizzo delle “pasticche dell’universitario” creano danni irreparabili al sistema nervoso. Inoltre, una volta iniettata della droga nel nostro organismo questa, va ad infilarsi in tutte le parti del nostro corpo, portando gravi malattie, come il cancro. Viene considerata droga anche l’alcool, perché anche questo crea dipendenza.
La droga è come una mano che ti trasporta con sé e non ti lascia più, capace di far dimenticare di avere una famiglia, degli amici e una vita.

Flavia Mercuri

venerdì 23 marzo 2012

Contro la droga, per la vita: lettere dei ragazzi ai ragazzi - IIIA

Accanto alla fase informativa, abbiamo iniziato, come sapete una fase più attiva, di sensibilizzazione, attraverso spot e pubblicità progresso. 
Una domanda, però, ritorna spesso, tra un video e un dibattito: "Prof, ma come mai, pur sapendo si drogano lo stesso?".
Stiamo cercando la/le risposte.
Attraverso altre domande.
Ho infatti chiesto loro: "Cosa direste ad un ragazzo che...è attratto dalla scappatoia della droga?"


DA RAGAZZI A RAGAZZI.


A voi i testi.
Qui la raccolta; di seguito i singoli testi







------------------------

Superman esiste soltanto nei film, non nella vita di tutti i giorni. Nessuno potrà mai salvarti dal tuo destino. Nessun supereroe potrà mai sconfiggere il tuo nemico. Nessuno ti ridarà indietro la tua vita, sei tu il padrone di te stesso. Su quella pasticca è scritto il tuo futuro. Rimarrai completamente solo, la tua unica amica sarà la droga.
Se inietti droga automaticamente diverrà la tua vita, e tu diverrai suo schiavo. Così come un albero non può stare senza le sue radici, tu non saprai stare senza la droga. Lei ti sorreggerà, ti aiuterà ad andare avanti e poi ti ucciderà.
Se inietti droga ti ritroverai in un tunnel senza uscita, avrai l’impressione di restare sempre al punto di partenza. Con tutte le tue forze tenterai invano di raggiungere quel bagliore lontano e inarrivabile. La vita ti sfuggirà dalle dita.
Se inietti droga il tuo corpo inizierà a modificarsi, senza che tu te ne renda conto. Ti troverai davanti allo specchio e non riconoscerai più la figura che ti apparirà davanti. Brucerai venti anni della tua vita in due mesi. Rughe, pelle ruvida, rottura del setto nasale, buco al palato, denti ingialliti, ti renderanno una persona che non sei, una persona orribile.
Con la dipendenza di questa sostanza stupefacente assumerai un carattere che non fa parte di te. Continue paranoie faranno parte della tua vita quotidiana. Sarai irascibile e senza controllo. Se sarà necessario ruberai e ucciderai per averne un’altra dose.
Per quell’attimo di massima felicità, ti risveglierai una mattina tra le sbarre. Quel segno indelebile lascerà un impronta sul tuo corpo e nella tua mente. La tua anima ti volterà le spalle, unendosi alla droga.
Sarai convinto di esser capace di uscire da questo circolo vizioso, perché non considererai il fatto che l’ultimo tiro non sarà mai l’ultimo. Senza rendertene conto il tuo corpo inizierà a morire, ad appassire e a cedere.
Secondo i medici e i ricercatori, non esiste sostanza più potente che riesca a produrre continuamente endorfine generando un senso di massimo benessere, ma che conduca a una massima depressione. In questi casi si arriva a meditare anche il suicidio.
Vivere è stupefacente. Vivere è uno sballo. Vivere è essere in grado di dire no. La droga ti spegne, accendi la vita.



Elisa, Cecilia & Ilaria



Dicevano che la droga fosse il massimo dell’euforia. Dicevano che la droga portasse alla risoluzione dei problemi. Dicevano che la droga portasse la felicità e il massimo sballo.
Mentivano.
Dopo essermi presa quella pastiglia azzurra con un piccolo marchio di un delfino, ho cominciato il mio primo viaggio di andata senza un ritorno. Non volevo farlo, ma sono stata costretta. 
Il mio corpo, tutto ad un tratto, avvertì un violento stato di benessere. Mi sentivo da Dio. Il mondo intorno a me sembrava essere scomparso, ed io l’unica a “sballarmi” in quella pista. I miei amici, se definirli in questo modo, mi costringevano ad assumerle sempre di più. Mi consigliavano di prenderle dopo circa un’ora. Dicevano che ogni tipo di problema sarebbe svanito. In realtà era vero. Non riuscivo a pensare più a niente e a nessuno. Il mio unico pensiero era quello di divertirmi con i miei amici fino all’alba. La musica rimbombava nella mia testa e guidava a ritmo le mie gambe, fino a quando persi completamente i sensi. L’atmosfera non era poi così calda, eppure sudavo. Sudavo freddo. Il tempo sembrava passare velocemente. Le ore sembravano minuti. I minuti secondi. L’unica cosa che riuscivo a sentire era il forte battito del cuore, o magari era l’alto volume della musica.
Udivo intorno a me voci e bisbiglii preoccupati, come se non sapessero cosa fare. Volevo aprire gli occhi, ma una forza immane sembrava impedirmelo. Come appena sveglia, le mie palpebre cominciavano ad aprirsi lentamente. Una luce abbagliante mi accecò. Vedevo gli occhi intrisi di lacrime di alcuni amici. Sapevano di avermi fatto del male. Ricordo quelle continue domande sul mio stato d’animo, ma perché non riuscivo a rispondere?  L’effetto della droga era ancora in possesso della mia persona, della mia mente.
Sembrava strano tutto questo. Così tanto tempo è passato? E’ come se fossi venuta al mondo solo adesso. Cominciare a parlare, a camminare, sembrava per me la prima volta. Ricominciare la mia vita da capo. Avevo paura dei cambiamenti. Cosa sarebbe successo? Come sarebbe stato il mio futuro? Quali imprevisti mi avrebbe riservato questo lungo e interminabile viaggio? Tanti. Tanti imprevisti.
Perché ho ascoltato quelle parole dalla bocca degli altri e non ho ascoltato me stessa? Volevo essere diversa, diversa dagli altri. Sembrare grande per  il mio modo di fare, di ragionare. Volevo essere unica. Questo era l’aggettivo più appropriato per me.  
Per quella maledetta pastiglia, ormai, sono esclusa dalla società. Non ho un lavoro. Non ho amici. Non ho una famiglia che mi ami per quello che sono diventata. La mia anima sembra morire. Il mio corpo continua a vivere e ad andare avanti, senza alcuna voglia. Sono costretta ad errare senza una meta, senza nessuno accanto.
A chi importa ormai di me? Non sono più nessuno.

Ilaria Tolomei e Costanza Testa


Mi dicevi “Fallo anche tu! E’ divertente! E’ uno sballo! Non sai cosa ti perdi!”
E non riesco a guardarti su quel letto, pallido come un lenzuolo, immobile come una statua, con gli occhi chiusi ed un silenzio più eloquente di una parole. Chissà se adesso mi avresti detto lo stesso. Chissà se mi avresti detto di provare. Chissà se saresti stato felice di essere accompagnato in quest’avventura. Te l’avevo detto io, che prima o poi ti saresti messo in qualche guaio. Te l’avevo detto che questa cosa stava finendo per ucciderti. E ora ti ritrovo su un letto d’ospedale, appeso alla vita con le unghie e con i denti. Chissà che effetto ti fa. Chissà a che cosa stai pensando in questo momento. Chissà se ti stai pentendo ti tutto ciò che hai fatto. E ricordo quando mi gridavi di andarmene, di allontanarmi da te, di non incontrarci mai più. Quando sbattevi a terra ogni cosa che ti capitava per le mani. Quando quell’urlo straziante mi entrava nelle orecchie e mi causava tanto dolore. Potevo forse lasciarti al tuo destino? Potevo lasciarti anch’io? Potevo starmene con le mani in mano mentre ti vedevo morire? No, non l’ho fatto. Ti sono stato vicino. Ti ho pregato di smettere. Ti ho chiesto di restarmi vicino. Non l’hai fatto. Mi dicevi che ormai era più forte di te e che non c’era più nulla da fare, che saresti morto, che non ci sarebbe più stata un opportunità di essere felice. Ed ora che forse non ce la farai, vorrei prendere la candeggina e bruciare il mio cervello pur di dimenticare i tuoi ultimi sorrisi. Per te mi terrei anche i danni cerebrali. No. Non scapperò dalla realtà come hai fatto tu. Mi rialzerò più forte e andrò avanti per la mia strada.
Quest’inferno cominciò in una lunga notte di luglio. Avevamo deciso di andare in quella discoteca. Anzi, diciamo che lo avevi deciso tu, e per convincermi non avevi smetto un attimo di chiacchierare e mi avevi fatto una testa così. Erano almeno le 2:00 del mattino e avevamo deciso di tornarcene a casa per evitare guai. Ma non mi ero accorto dei tuoi i sogni e dei tuoi pensieri. Non ero ancora in grado di leggere il segnale di aiuto che i tuoi occhi lanciavano. Ti serviva un salvagente, ma pensavo troppo a me stesso per potertelo lanciare. Eri rimasto impietrito a guardare dei ragazzi che ballavano già da due ore. Non riuscivo a capire come, ma dovevo trascinarti via in fretta da quel luogo. Ma eri immobile, non volevi muovere un piede, dannazione. Avrei avuto più successo se fosse stata una statua. Forse stavi vedendo davanti a te il tuo salvagente, il modo per uscire dai problemi, il modo per cambiare definitivamente la tua vita. Credevi forse che l’avresti cambiata meglio? Credevi che avresti risolto tutti i tuoi problemi? Credevi che saresti stato finalmente in paradiso? E se invece sotto il paradiso ci fosse l’inferno? Tu queste considerazioni non le avevi fatte. Stavi cominciando a nuotare per afferrare quel maledetto salvagente. Ricordo perfettamente le tue parole, che sembravano uscire dall’oltretomba “E se provassimo anche noi? La droga è la soluzione a tutti i problemi. E’ la soluzione che mi arriva per evadere dalla realtà”. No! Volevo risponderti, ma eri già scappato via dalle mie mani. A quel punto decisi di tornare a casa. Non volevo che mi coinvolgessi con il tuo “stupido” giochetto. 
Soltanto dopo qualche giorno dopo venni a chiedermi aiuto. Mi dissi che eri incontrollabile. 
La droga lo rendeva brutale, violento, una macchina da guerra. Ormai si era arruolato come soldato del male nelle mani della droga. Non era più al controllo delle sue azioni. Era un burattino. Agiva nella volontà del suo Signore. C’era qualcuno a muovere i suoi fili. 
Mi spiegavi che non c’era più via d’uscita, che ormai eri caduto in quell’immenso vortice di disperazione. Cominciavi a urlare, a piangere senza un motivo, mi prendevi le mani, ma le stringevi talmente forte da bloccare il sangue. Tremavi, ululavi. Non sapevo cosa fare. Mi spiegavi che lo avevi fatto per fuggire dalla realtà e dai tuoi problemi, per sballarti e per ribellarti ai tuoi, per sentirti grande e popolare e per inserire te stesso e me in quel gruppo di ragazzi che, sinceramente, a me non era mai piaciuto. Evidentemente avevo ragione. Non ci si deve mai fidare delle persone che non si conoscono.
Cominciava a farmi rabbia. Come si possono risolvere i problemi in questo modo? Come si può evadere dalla realtà attraverso la droga? Come si può scappare da tutto e da tutti senza aver almeno provato a trovare delle risposte? Erano settimane che il suo buonumore era scomparso. Aveva problemi con la sua famiglia, con la scuola, con gli amici, con qualsiasi cosa. Non riusciva a risolverne nessuno. Eppure dedicava tanto tempo a migliorare la sua vita. Non lasciava scivolare via il controllo della sua esistenza. Eppure si è lasciato scivolare in una soluzione facile, che altro non è che un ennesimo problema. Voleva dimenticare tutto, voleva poter volare, voleva sognare. Si drogava. La sua euforia era a 1000. Il suo effetto svaniva. Era distrutto ancor più di prima. Ne voleva ancora. Si drogava. Dimenticava tutto. L’effetto finiva. Era distrutto. Ne voleva ancora. I suoi problemi non si sono risolti. E se dovesse risvegliarsi da quel letto d’ospedale dovrà sistemare tutto ciò che ha combinato.
Era da tanto che pensava ad un modo per ribellarsi alla sua famiglia che, secondo lui, gli stava troppo alle costole. Voleva ribellarsi contro i suoi amici, che secondo lui, non lo accettavano per come era ( l’unico che gli era rimasto fedele, diceva, ero io, perché gli dicevo tutto ciò che pensavo in faccia). Voleva ribellarsi contro la società intera che, secondo lui, era troppo corrotta e senza cuore. Può davvero, un fenomeno come questo, punire una famiglia, degli amici o addirittura la società? Si, sicuramente può farlo. Ora l’unica cosa che riesco a capire di tutta questa faccenda è il dolore della sua famiglia e dei suoi amici. 
E il suo desiderio principale era un altro? Voleva diventare popolare. Voleva essere “Guardato con ammirazione da tutti i marmocchietti che incontravamo per strada”. Era questa la popolarità di cui aveva bisogno? Non era migliore essere popolare per aver fatto qualcosa di importante o di speciale? Per essere il migliore? Per saper essere davvero unico? Non era il giusto modo di essere popolare, quello. Ma dopotutto, lo si può biasimare? Voleva essere amato. Voleva essere rispettato. Voleva essere ammirato. Sognava di essere considerato un idolo, ma non sapeva che la droga lo avrebbe allontanato da tutto e tutti. 
Ma la cosa che davvero mi faceva più rabbia era un’altra. Era comprensibile che volesse farlo per risolvere i suoi problemi. Era comprensibile anche che volesse ribellarsi alla sua famiglia o che volesse sentirsi grande. Ero arrivato sul punto di odiarlo per ciò che stava facendo. Non si può compiere un gesto così estremo solo per essere accettato all’interno di un gruppo in cui tutti sono uguali e tutti la pensano allo stesso modo. Dov’è la diversità nel mondo? Se fosse così potremmo riprodurci col ‘copia e incolla’. Saremmo tutti uguali. Stesso volto, stesso corpo, stessa mente. Se tutti ci drogassimo il mondo sarebbe un esercito di belve che lottano tra di loro per il solo gusto di farlo. Saremmo solo un ammasso di depressi che si contende quella roba perché nessuno sarebbe più capace di controllare la propria testa. Sarebbe solo un ammasso di zombie che vengono tirati per il naso. E la droga non è altro che un enorme calamita. Una calamita capace di attirare anche le bestie più feroci e intelligenti. Un enorme calamita in grado di far attraversare ogni oceano, ogni foresta, ogni deserto. Ed è per questo che esiste la diversità di pensiero in ogni persona. 
Ma tu non l’avevi ancora capito, vero?
E finalmente ho deciso. Userò la tua storia, amico mio, per evitare che altri giovani cadano in questa trappola. Per evitare che altri giovani risolvano i loro problemi con la droga scriverò, scriverò, scriverò fino alla notte. Scriverò perché altre storie non finiscano come la tua. Devo dirti grazie ancora una volta. Ti starò vicino. E quando aprirai i tuoi occhi color smeraldo ti aiuterò ad uscire dall’incubo che ti ha inghiottito.
Elisa Carrarini
-------------------


DIALOGO...INTORNO LA VITA


- Paolo ti posso dire una cosa??

- Certo, cosa?

- Dei miei amici mi hanno detto di andare con loro a fare una cosa bella.  Io sono andato con loro e mi hanno dato della cocaina, poi mi hanno fatto vedere come ci si poteva drogare e mi hanno detto di provarla che mi avrebbe fatto sentire un re. Io l’ho provata...sai? Dopo dei giorni mi hanno ridetto di andare di nuovo con loro e di drogarmi ancora. Questa storia è andata avanti per molto tempo e adesso ne sono dentro. È vero, ci si sente come dei, quindi oggi te la farò provare anche a te!

- Stai scherzando vero??

- No, è la cosa più bella che esista, non si è più una persona normale, ma si diventa un dio!

- Io non la voglio provare, perché so che fa male!

- Ma cosa dici, te non lo puoi sapere se fa male o no, perché non l’ hai provata! Io sì e ti posso garantire che non fa male, fa bene!

- Non sai quello che dici! Moltissime persone dopo aver preso della cocaina sono morte, quindi non fa affatto bene!

- Io non sto male, sto bene, benissimo! Fidati di me, non ti può fare del male!

- No, io ti sono amico e non voglio che tu faccia queste scelte. La droga fa stare bene per poco, però finito quel poco, ci si demoralizza e non si riesce più a capire niente, si capisce solo che ci si è rovinati la vita!

- È come dico io! La droga fa solo del bene, tu non le sai queste cose! Smettila di dire queste bugie! La droga è diventata la mia famiglia, che mi fa stare bene e che non mi fa pensare alle cose brutte della vita!

- Le cosa brutte della vita non spariscono se vengono evitate, spariscono solo se vengono superate! La droga non è la tua famiglia, è il tuo letto di morte!

- Non ti posso sentire, io ti volevo fare un favore e tu cosi mi ringrazi?! Non sei un vero amico

- I veri amici non sono quelli che ti vogliono far fare del male, sono quelli che ti aiutano a fare sempre del bene!

- Tu non vuoi il mio bene, la droga è il mio bene e il mio dio è chi mi ha spinto a provarla!

- No… no… non è cosi, io ti voglio bene e ti voglio vivo, per questo ti dico queste cose. Io sono un vero amico, perché ti spingo a fare delle cose buone per te. E credimi la droga non è affatto una cosa buona per te!

- Tutti i miei amici si drogano e non gli è successo niente, tanta gente che conosco si droga, ma non gli è successo niente!

- Per adesso! succederà qualcosa a tutti quelli che si drogano. Molte persone che conoscevo si sono drogate e dopo un po’ di tempo sono morte o si sono suicidate

- Ma… ma… i miei amici dicono il contrario

- È perché neanche loro conoscono bene gli effetti della droga

- Non so… io anche conoscevo un signore che si è suicidato dopo essersi drogato

- Lo vedi! È cosi, non dare retta agli altri, che non ti vogliono bene! Tuttavia ci sono io qui che ti voglio sano, ma soprattutto che ti voglio bene!

- Si, ma ormai la droga fa parte di me!

- Non preoccuparti. Ci sono delle persone che ti possono aiutare a superare questo momento! Basta che tu mi dica: Mi fido di te!

- Mi fido di te!


Guglielmo Ruggeri
--------------------



Caro Paolo,
Ti scrivo perché so dei tuoi problemi con la droga e voglio aiutarti a superali. Oggi  sul giornale ho letto una notizia di un adolescente morto per uso di cocaina a 15 anni. Io sono tuo amico da molti anni e per questo voglio farti uscire dalla morsa della droga. Quando leggerai questa lettera, non vorrai sicuramente starmi a sentire, ma io voglio solo il tuo bene e non voglio che te faccia la fine di quel ragazzo sul giornale. 

Ho fatto delle ricerche e ho visto dei video che mi portano a dirti che i tuoi amici ti hanno solo mentito, perché la droga non fa affatto bene, purtroppo fa malissimo a tutto il corpo e anche psicologicamente. Comunque tu la penserai, io ti sarò sempre vicino, tuttavia voglio farti capire che la droga è la cosa più brutta che ci sia sulla terra. Cosa fai il giorno? A cosa pensi quando ti svegli? Fai qualcosa di buono? Sono sicuro che tu la mattina, appena sveglio, pensi alla droga e a come procurarla, il pomeriggio vai a trovare illegalmente i soldi per pagarla e infine compri la droga. Tutti i tuoi giorni girano intorno alla droga, non sai più chi sei e non sai più cosa significa essere un adolescente. Tutto questo solo per poter avere un momento di esaltazione, un momento per non pensare ai tuoi problemi. Ma finito quel momento i problemi non si sono risolti, i problemi si risolvono solo con la buona volontà e soprattutto affrontandoli, non schivandoli sempre, perché schivando i problemi è come litigare con un amico e non chiarirci, non si farà pace senza che qualcuno vada dall’ altro a chiedere scusa. Questo per farti capire che tutte le cose non si risolvono con il tempo, ma con la volontà. Io so che, una volta essere entrati, è difficile uscire dalla dipendenza dalla droga. So che fa male, però tu hai un amico che è sempre qui vicino a te e che ti può aiutare...e quell’ amico sono io! Quindi adesso sai di avere qualcuno su cui contare. 

Io spero che questa lettera ti sia servita a far capire quello a cui vai incontro e a far capire come poterne uscire. Spero che tu prenda la decisione giusta e per qualsiasi cosa sai di poter contare su di me!
Guglielmo Ruggeri

giovedì 15 marzo 2012

Approfondimenti: Informiamoci sulla droga IIIA

Ed ecco anche gli approfondimenti che, organizzati a gruppi, i ragazzi di IIIA stanno realizzando a seguito della visione dei materiali mostrati nei post precedenti e a seguito di dibattiti e letture effettuate in classe.
Ogni gruppo ha scelto di approfondire una droga particolare, cercando notizie sulle modalità di realizzazione, di consumo, di spaccio e sugli effetti a breve e a lungo termine.


A voi i lavori dei ragazzi:
Ecstasy di Flavia Mercuri, Marta Trinchieri, Costanza Testa, Angelo Flores e Gioele Denni

In costruzione

venerdì 2 marzo 2012

Pubblicità progresso- IIIA

Cominciano ad arrivare gli elaborati...dei primi pubblicisti!
In classe si parla da tempo di droga e da tempo i ragazzi stanno producendo elaborati: questa volta, hanno trasformato le loro riflessioni nella tipologia testuale più breve, ma più immediata.
La pubblicità.
Partendo dalle loro riflessioni, hanno scelto lo slogan (avendo studiato precedentemente il linguaggio degli spot e  le figure retoriche usate dalla pubblicità); poi vi hanno associato un'immagine significativa, d'impatto e poi...e poi vedetele voi! :-)


Ecco le prime, fresche di tiratura.
Di Brikena Komini.











Prosegue la rassegna: A voi le pubblicità di Elisa Carrarini:








Queste le pubblicità di Alex Bojor



A voi ora il manifesto di Nicola De Paolis


Lo slogan di Flavia Mercuri

E le pubblicità di Costanza Testa


Ecco il lavoro di Guglielmo Ruggeri:


Questo ancora è il lavoro di Tiberio Carp:



Le pubblicità sono state tutte raccolte qui:





Mentre questo è il video che abbiamo realizzato per diffonderle:

lunedì 27 febbraio 2012

Conosciamo le droghe e...perché ci si droga - IIIA

Finalmente oggi abbiamo ripreso a lavorare al Progetto, dopo la pausa per neve e diversi problemi tecnici.


In questo POST avevamo già iniziato a parlare di droga (chi non lo ha ancora visto, approfitti). Oggi, grazie al materiale che il sito www.drugfreeworld.org mette a disposizine, siamo tornati sull'argomento, con l'idea sia di approfondire la conoscenza delle droghe, sia di riflettere sul perché i ragazzi si droghino.


Così, approfondendo anche quello che qualche tempo fa avevamo analizzato e strutturato in QUESTA MAPPA, oggi abbiamo visto due documentari-testimonianze, sulla marijuana e sull'exstacy.





I ragazzi sono rimasti in silenzio, attoniti...in classe il silenzio stavolta è stato veramente rumoroso: sembrava difficile per tutti parlare e commentare.
Ma siamo andati avanti lo stesso, chiedendoci PERCHE' I RAGAZZI, NONOSTANTE SAPPIANO, SI DROGANO.


Questi gli spot che abbiamo visto:


"Sarai un grande" 





E' vero secondo voi che chi si droga lo fa per essere grande? quanto è vero?


 "Sarai dei nostri"




Ci si droga per essere accettai da un gruppo? Sì? quanto?


 "Il massimo sballo"






E' vero? ci si droga per sballarsi? Quanto è vero secondo voi che si arriva alla droga perché ci si vuole sballare?



Non aggiungo altro. A voi le riflessioni, come vi ho detto in classe, da consegnare per venerdì.
Accanto al compito, sono, ovviamente, ben accette riflessioni più personali, poesie, video, slogan, disegni e quant'altro possa aiutarvi ad esprimere quello che provate.
La prof. Galizia

venerdì 27 gennaio 2012

Seme di riflessione 1: il rispetto di sé

Parlando dei disagi con i ragazzi, spesso escono frasi come: "Non hanno rispetto, non hanno rispetto né di sé e né degli altri".


Cominciamo quindi a riflettere...in positivo su alcune questioni.


Cosa vuol dire AVERE RISPETTO PER SE' E PER GLI ALTRI?


Alcuni semi di riflessione ci possono aiutare:




Scriviamo qui sparse le idee che ci son venute: RISPETTO è....
Ora una filastrocca:

Cresta rossa un giorno ha detto:

Sono un gallo di rispetto,

quel che dico è sempre legge, 

sennò poi chi vi protegge?

Ma pollastra penna bianca

dimenando forte l'anca

fece: Coccococcodè

vuoi rispetto solo te?

Tutti qui siamo animali

e contiamo tutti uguali

e se io RISPETTO te

anche tu rispetta me. 


E la lettura di Il linguaggio universale dell'amore di Pierpaolo Zizzi (contenuta in "Le Fiabe per affrontare litigi e conflitti" di Maria Calabretta)

E scriviamo ancora:

Un bel video di Bruno Bozzetto:



Proviamo a leggere anche questa storia:

Un pesce fuor d’acqua






Sal era un pesciolino alquanto anomalo, amava nuotare a pelo d’acqua, a differenza di tutti gli altri pesci della sua comunità che nuotavano ad una certa profondità. Gli abissi del mare per Sal però erano troppo bui ed egli aveva sempre cercato di raggiungere quella luce chiara che fievolmente filtrava attraverso la superficie dell’acqua. A causa di questo suo modo d’essere, il pesciolino era da tutti considerato un “diverso” e per questo isolato. Talvolta Sal correva tra le lacrime dalla sua mamma, che lo amava più di ogni altra cosa, e che era solita dirgli:

Tesoro la diversità non è un difetto ma è il secondo nome della normalità, quello che siamo soliti non usare. La regola che governa il nostro mondo si basa sul principio della promiscuità o diversità. Non esiste in natura nessuna cosa identica all’altra, anche ciò che all’apparenza sembra appartenere a un gruppo omogeneo è a sua volta composto da individui diversi gli uni dagli altri.

Prendi per esempio quel gruppetto di alghe laggiù e osservale, vedrai che seppur ti appariranno tutte identiche, prese singolarmente saranno una diversa dall’altra. Tutto in natura segue la stessa legge, pertanto che tu sia diverso non mi fa meraviglia perché siamo tutti diversi. Anche se talvolta preferiamo guardare la diversità negli occhi degli altri piuttosto che riconoscerla in noi stessi e questo solo per paura.

E’ molto più facile sentirsi parte integrante di un gruppo, perché in questo modo ci sentiamo meno fragili, e le nostre paure più profonde trovano in questa illusione un’oasi di pace.

Pertanto non te la prendere più di tanto figlio mio, coloro che ti giudicano oggi non hanno ancora osservato bene se stessi, e sono molto indietro rispetto a te sulla scala dell’evoluzione personale. Quando un dì riusciranno ad osservarsi con lo stesso senso critico che oggi usano per giudicare te, capiranno di non essere infine tanto diversi da chi giudicavano.

Nonostante le sagge parole della mamma il povero Sal si sentiva sempre più triste, forse se fosse stato un’alga invece che un pesce avrebbe sofferto molto meno di come invece soffriva. Nel suo cuore c’era una fiammella eternamente accesa, ed era quella luce che lo spingeva ad uscire da quel buio degli abissi in cui viveva, ma nessuno lo avrebbe mai potuto capire.

Un giorno particolarmente buio il giovane pesce salutò idealmente il suo mondo, al quale ormai non si sentiva più legato, e incominciò a nuotare verso quella luce che filtrava sopra il mare. Giunto a pelo d’acqua si fermò per un attimo e gli ritornarono alla mente le parole degli anziani :

Salomone ascolta, solo pochi sprovveduti hanno superato il confine tra il mondo inferiore e il mondo superiore, e chi lo ha fatto non è più tornato a raccontarlo!

Ma Sal era disperato e senza pensarci su due volte saltò fuori dall’acqua, trovandosi a volare leggero nell’aria limpida e luminosa del giorno. Pochi istanti di quella visione di luce e cielo gli diedero un’energia mai provata prima, si sentì immerso completamente nell’amore. Nel ricadere in mare con gli occhi colmi di lacrime di gioia, Sal decise di raccontare agli anziani cosa aveva visto, e con entusiasmo descrisse tutte le bellezze che aveva potuto osservare, raccontò che al di sopra del mare c’era un altro mondo pieno di luce e aria respirabile, e che bastava solo crederci per rompere il sottile velo che divideva i due mondi. Gli anziani lo ascoltarono e poi decretarono che il giovane pesce era impazzito completamente, nessuno era mai tornato da lì per poterlo raccontare e poi dissero, ma giusto per accontentarlo:

Portaci un segno e ti crederemo!

Sal si sentì ancora più solo, in effetti si era sempre sentito come un pesce fuor d’acqua anche nel suo mondo, e ora che lo era davvero nessuno gli credeva. Risalì di nuovo sopra il livello del mare, voleva portare agli abitanti degli abissi un segno tangibile della sua scoperta. Emerse con la testa dal mare e rivide quel meraviglioso panorama, un cielo immenso e luminoso tagliato di tanto in tanto dal volo di coloratissimi uccelli, e un sole splendente. La bellezza di quel luogo lo incantava ma non vi era nulla che potesse portare via, ciò che aveva trovato lì era l’armonia dell’anima. Mentre era preso e compreso dai suoi pensieri un uccello dalle larghe ali gli venne incontro chiedendogli perché fosse tanto triste, e il giovane pesce gli raccontò il suo dilemma. L’uccello sorrise dicendogli:

Se ho ben capito devi portare lì giù da Voi un segno dell’esistenza di questo mondo, altrimenti non ti crederanno mai. Ebbene non è poi tanto difficile, ci penserò io!

Il variopinto uccello si allontanò qualche minuto e poi tornò portando nel becco un ramoscello che consegnò a Sal dicendo:

Questo frutto cresce solo in questo luogo, nessuno potrà mai obiettarti la sua origine, perché loro sanno che il ramo che porti nasce da un grande albero.

Sal sorrise felice e chiese all’uccello di che frutto si trattasse e l’uccello:

Il ramoscello che ti ho dato è di un albero di ulivo simbolo di pace, e di questa pace tu sarai messo. Va’ dagli anziani, loro sapranno riconoscerne il valore.

Il giovane pesce scese negli abissi portando con sé il ramoscello d’ulivo e lo consegnò agli anziani i quali, così come aveva detto l’uccello, non poterono più dubitare della sua buona fede. Sal non si sentì mai più come un pesce fuor d’acqua, e neanche la sua comunità lo considerò più tale e da quel giorno nessuno più usò la parola “diverso”, che venne abbandonata in luogo del suo secondo nome “normale”.
Riflessioni:

Una videopoesia...per riflettere ancora: I bambini imparano ciò che vedono (di un anonimo scrittore; qui il testo)


  .

Per chiudere, un pensiero di Kahlil Gibran
Essere amico
è imparare a vedere il buono e il bello 
che possiede ogni essere
e ammirare.
Essere amico è chiedere e dare il perdono
e dimenticare.
Essere amico è ringraziare sempre 
e rendere felice. Essere amico è rimanere al fianco di chi non spera più nulla
e amare. 


------

A voi adesso la parola, segnalando materiali che ci parlino (nel profondo) di RISPETTO DI SE E DELL'ALTRO.